giovedì 2 giugno 2011

Asma occupazionale, interventi sul luogo di lavoro a confronto

Vi sono evidenze di scarsa qualità che i sintomi dell'asma occupazionale e la funzione polmonare migliorino tramite l'eliminazione dell'esposizione al luogo di lavoro. Anche una ridotta esposizione migliora la sintomatologia, ma sembra non essere così efficace come l'eliminazione totale. D'altra parte, quest'ultima è associata a un aumentato rischio di disoccupazione, al contrario della ridotta esposizione. Dunque il beneficio clinico tratto da una ridotta o abolita esposizione dovrebbe tenere conto anche del maggiore rischio di disoccupazione. Sono le conclusioni di una revisione Cochrane effettuata da Gerda J. de Groene del Coronel institute of occupational health di Amsterdam e collaboratori su 21 studi randomizzati (per un totale di 1.447 pazienti) relativi a 29 confronti fra interventi sul luogo di lavoro per asma occupazionale, controllati prima e dopo la loro adozione. In 15 studi, l'allontanamento dall'esposizione è stata paragonata a un'esposizione continua. L'allontanamento ha aumentato la probabilità del riferimento di una mancanza di sintomi (rapporto di rischio, Rr: 21,42), ha migliorato il volume espiratorio forzato, Fev1% (differenza media, Md: 5,52 punti percentuali), e ha ridotto l'iperreattività bronchiale aspecifica (differenza media standardizzata, Smd: 0,67). In 6 studi, invece, a essere confrontata con la continua esposizione è stata una ridotta esposizione. Quest'ultima ha aumentato la probabilità di segnalazione di assenza di sintomi (Rr: 5,35) ma non ha influito su Fev1% (Md: 1,18 punti percentuali). In 2 studi è stato evidenziato che dopo allontanamento dall'esposizione il rischio di disoccupazione aumenta rispetto al ricorso di una ridotta esposizione (Rr: 14,3) mentre in 3 lavori è stata riportata una diminuzione di introiti di circa il 25% dopo allontanamento dall'esposizione. Complessivamente, sottolineano gli estensori della revisione, la qualità delle evidenze è molto scarsa e occorrerebbero studi migliori per identificare interventi ottimali.

Cochrane Database Syst Rev, 2011 May 11; 5:CD006308